Lo studio fotografico

Il mio studio

Non ho uno studio. O meglio: ne ho uno, ma cambia indirizzo ogni volta che esco di casa.

A volte è un rifugio a 2500 metri, prima dell'alba, con le dita gelate sui comandi della fotocamera. A volte è il sellino della moto, con l'idea di uno scatto che mi frulla in testa mentre guido verso il posto giusto. A volte è semplicemente una strada qualunque, quando una luce o una linea decidono di fermarmi senza preavviso.

Niente pareti bianche, niente softbox, niente ordine. Solo il posto in cui capita di essere quando succede qualcosa che vale la pena guardare due volte.

Lo studio, in fondo, è dove porto gli occhi — il resto è solo attrezzatura.